Destination Wedding in Italy: come si fa?

Una delle frasi che ho sentito più spesso nel mio lavoro è senza ombra di dubbio: "voglio fare il destination wedding planner", nel buon 70% dei casi chi pronuncia questa frase non ha una reale percezione di cosa significhi realmente questo e del perché occuparsi dei matrimoni degli stranieri in Italia sia una delle cose più complesse da fare.

Certo, parlare di Destination Wedding in questo periodo può sembrare una follia ma mi sento ottimista, spero quindi che questi consigli possano aiutarvi sul lungo periodo.


Ma cerchiamo di analizzare insieme cosa significa Destination Wedding in Italy e quali sono gli errori più comuni che i professionisti fanno quando si approcciano a questa tipologia di servizio.




Con il termine Destination Wedding si indica solitamente un matrimonio lontano dal proprio luogo di residenza, un modo diverso di vivere il giorno del matrimonio coinvolgendo parenti ed amici in quella che è, quasi sempre, una vera e propria mini vacanza all'estero.

Ovviamente noi ci occuperemo dell'Italia, una delle mete preferite dagli stranieri da sempre molto più inclini di noi italiani (anche se ultimamente le cose stanno cambiando) a questa tipologia di evento.

Ma analizziamo insieme gli errori più comuni in questo settore:

  1. La barriera linguistica. Si. Sembra una battuta, ma come ho sottolineato più volte, in questo settore manca una vera e propria analisi delle competenze, questo spinge molti ad avvicinarsi a questa professione senza averne però le basi. Ciò si traduce anche in una conoscenza maccheronica e perlopiù imbarazzante dell'inglese o di qualsiasi altra lingua necessaria per interfacciarsi con una clientela straniera.

  2. La non conoscenza del mercato di riferimento. Tantissimi professionisti decidono che vogliono fare "destination wedding" a caso, senza avere una minima conoscenza del target né della clientela. Non è possibile organizzare matrimoni in Italia per tutto il mondo, non siete una location, è necessario scegliere e specializzarsi. Un matrimonio indiano, ad esempio, ha tradizioni completamente diverse da un matrimonio ebraico/americano/inglese/arabo/etc..., cambiano le usanze in Italia figuriamoci nel MONDO.

  3. L'assenza di una rete di fornitori adeguati. Ipotizzando che non siate un Supereroe della Marvel, il successo di un evento è dato soprattutto dai fornitori scelti, la loro professionalità è alla base della perfetta riuscita di un matrimonio. Avere fornitori abituati ad interfacciarsi con una clientela straniera è indispensabile.

  4. La non conoscenza delle aziende coinvolte. In un destination wedding vengono coinvolte numerose aziende, non solo quelle relative all'evento in sé, ma anche quelle che si occuperanno dei transfer, hospitality, intrattenimento (solo per citarne alcuni). Normalmente un professionista del settore si interfaccia con DMC o travel agency in grado di gestire con serenità tutte le dinamiche relative l'accommodation, anche solo pensare di poter gestire da soli tutto questo è un errore madornale.

  5. L'assenza di una comunicazione adeguata. I canali di comunicazione del destination wedding, riservato al segmento B2C, sono completamente diversi da quelli del B2B. Il motivo è semplice, voi non vi state interfacciando con aziende ma con il cliente finale, come farà questo a scovarvi? Cosa lo spingerà a scegliere voi? Senza una strategia di comunicazione adeguata, targettizzata sui paesi di riferimento da voi scelti, non succederà mai. Una mia tips? Gli stranieri che scelgono di sposarsi all'estero, nel caso in cui non abbiano un event planner, passano di solito per le location. Instaurare rapporti commerciali con location che lavorano con stranieri è fondamentale, soprattutto all'inizio.

  6. Sono stranieri, sono ricchi. Errore madornale. Ipotizzare che degli stranieri che decidano di sposarsi in Italia abbiano dei budget illimitati è quanto di più ridicolo si possa pensare. Per una clientela non italiana il budget è un elemento fondamentale, sono abituati molto più di noi a parlare di soldi e, spesso, cercare di sviare questo argomento è visto come un elemento penalizzante. Questo non significa fare "pacchetti" (funzionano bene nel target medio-basso), semplicemente il mio consiglio è essere sempre molto chiari e non girarci intorno.

  7. L'assenza di contratti. Avere dei contratti, creati dal vostro avvocato, che vi proteggano da eventuali disdette o qualsiasi altra responsabilità è fondamentale oltre che obbligatorio, mi sembra una cosa semplice, perché non lo capite?

Questi sono solo alcuni degli errori più comuni che si commettono quasi sempre quando si ci interfaccia con una clientela non italiana. Ce ne sono tantissimi altri, banalmente l'assenza di una scaletta per i giorni dell'evento, la mancanza di un piano B, la non previsione di uno staff di supporto all'arrivo e/o partenza degli ospiti, mancanza di comunicazione con i fornitori degli sposi (nel caso in cui ci siano)... per organizzare destination wedding in Italy è necessario essere dei VERI professionisti, con una SERIA rete di fornitori e partners, altrimenti il disastro è davvero dietro l'angolo.


Ma quindi cosa dovete fare?




  1. Studiare. Analizzate i vostri punti di forza, le vostre lacune e i mercati che vi interessano, senza una profonda conoscenza della clientela non potete diventare veri professionisti del settore.

  2. Creare una rete di fornitori adeguata alle vostre esigenze.

  3. Instaurare rapporti commerciali con le location.

  4. Creare una strategia di comunicazione targettizzata per i paesi che vi interessano.

  5. Imparate ad essere chiari e precisi nella stesura dei preventivi.

  6. I contratti sono FONDAMENTALI ed OBBLIGATORI. Tradotti nella lingua del vostro cliente da uno studio legale specializzato, mi raccomando.


Nei prossimi post parleremo di comunicazione finalizzata solo al destination wedding e del tanto amato Sito Internet.

Per qualsiasi domanda, chiacchiera o mail di apprezzamento, scrivetemi qui!



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