Perché il settore weddings & events non sa fare gioco di squadra?

Ho deciso di stoppare per un attimo i post relativi il segmento B2B nel settore weddings & events per lamentarmi.

La pandemia, come ho più spesso ripetuto, ha senza ombra di dubbio devastato l'economia di questo segmento di mercato.

L'industria di cui stiamo parlando smuove diversi miliardi di euro l'anno in fatturato, non proprio spiccioli, e ho già ampiamente spiegato ed elencato le numerose aziende che ruotano intorno questo settore in questo post qui.

Non serve quindi un genio per capire che in un periodo storico in cui il contatto umano e i festeggiamenti non siano proprio l'ideale e che, quindi, l'intera filiera ne abbia risentito in maniera spaventosa ed è qui che arrivano le mie lamentele.

Inserisco immagine esplicativa:


La logica vorrebbe che, data la situazione, l'intero comparto si unisse al fine di poter comunicare al meglio con le istituzioni per il raggiungimento di un obiettivo comune, che in questo periodo significa SOPRAVVIVENZA.

Ho seguito quindi con profondo interesse la nascita di un'associazione, la prima, che si era posta questo compito, pensando dentro di me "ah finalmente il comparto si unisce come in tutti gli altri stati", tempo qualche mese ho visto fiorire una pletora di altre associazioni col medesimo scopo, e qui ho pensato " Are you kidding me?".


Mi spiego meglio.

In un condominio di solito vi è un amministratore che ha l'ingrato compito di gestire lamentele e necessità dei condomini, ora, immaginate se in un condominio ve ne fossero 6, cosa succederebbe?

I condomini non saprebbero bene con chi comunicare, metà delle richieste finirebbe nel dimenticatoio e come risultato finale vi ritrovereste con 3 ascensori e un problema alle tubature che l'amministratore 2 si è dimenticato di segnalare.

Non voglio certo semplificare troppo il processo ma, a mio avviso, il risultato finale è stato esattamente questo.


L'attuale decreto ristori firmato dal governo Draghi ha portato aiuti insignificanti all'intera filiera, questo perché il settore è di per sé poco rappresentato e conscio delle sue stesse potenzialità.

All'estero il segmento weddings & events è ben rappresentato ed integrato nel segmento produttivo, grazie anche alla collaborazione costante tra le aziende che ne fanno parte.

E QUI CASCA L'ASINO.


In Italia il concetto di gioco di squadra è INESISTENTE.

E, tralasciando pochi virtuosi, la restante parte perde tempo a farsi la guerra e a cercare di emergere sull'altro.

Il motivo poi non è solo legato all'atteggiamento ma anche al tessuto di cui è composto questo settore, formato perlopiù da artigiani/artisti più che veri imprenditori.

Se andassimo ad analizzare nel dettaglio il mercato trovereste infatti che ci sono pochissime aziende rispetto alle tantissime P.IVA, questo cosa significa?

Estrema frammentazione, poca professionalità, caos generalizzato.

Un po' come lasciare mille post it su una bacheca e sperare che qualcuno capisca il loro esatto ordine.




Alla base di tutto questo vi è senza ombra di dubbio la stessa percezione che si ha di questa industria. Tutti pensano di poter diventare wedding planner dopo aver organizzato il proprio matrimonio, tutti credono di poter fare comunicazione wedding perché gestiscono la pagina fb del negozio di fiori del paese, tutti pensano di poter fare tutto senza averne però reali competenze.

Non basta un corso per diventare event and wedding planner, non basta aver organizzato 3 matrimoni per tenere corsi su come diventare wp e così via...


Il caos in cui versa questo settore si trasferisce poi nella creazione di numerose associazioni che hanno tutte lo stesso scopo, che parlano però con persone diverse, chiedendo cose diverse e ottenendo nemmeno la metà delle richieste fatte.


Quindi? Che si fa?

Niente.


Fin quando la mentalità imprenditoriale alla base non cambierà non vi è la minima possibilità che cambino queste dinamiche né che la situazione migliori.

Si urla a gran voce di voler un protocollo per riiniziare ad organizzare eventi.

In numerosi Stati questo protocollo è già stato creato così come già esiste una ipotetica data di ripartenza, in Italia invece tutto è nel totale caos, ma la colpa non è solo delle istituzioni ma anche di chi con queste dovrebbe comunicare.


Non ho inserito nomi delle associazioni perché non mi interessa prendere una posizione piuttosto che un'altra spero solo, e lo spero sinceramente, che questo post riesca a farvi capire che la collaborazione è alla base di tutto, non solo per il B2B ma anche per la giusta comprensione, per i non addetti ai lavori, di un segmento che è fondamentale per il tessuto economico italiano.

Per gli interessati vi segnali il sito internet di UFI, The Global Association of the Exhibition Industry, di cui vi consiglio anche la pagina Linkedin per restare sempre aggiornati, a livello globale, sugli andamenti del settore di riferimento.


Questo insieme al fatto che la dovete finire di iscrivervi ai corsi tenuti da persone che non hanno mai organizzato eventi né davvero lavorato nella comunicazione aziendale.


Come sempre, se volete, potete scrivermi qui.




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